L’artista si racconta: ecco la versione completa della nostra lunga chiacchierata su Skype, tenuta qualche giorno prima dell’uscita del suo secondo album. E’ a suo agio, incontenibile, con lo sguardo più spostato verso i sentimenti, e a dar  conferma di ciò,  la copertina del suo nuovo album, in cui appare il suo profilo “importante”.CD Booklet

Iniziamo subito dal nome dell’album: Pereira. Sono indecisa se pensavi al calciatore o alla Colombia

In realtà ho scelto questo titolo prendendo spunto  dal libro “Sostiene Pereira”, il romanzo di Tabucchi, perché la lettura mi aveva piuttosto colpito qualche anno fa. Seppur rimane una semplice influenza cercavo un titolo che potesse esprimere meglio il cambiamento che stavo affrontando; è un mood, uno stato mentale della mia evoluzione e dell’approdo a un nuova crescita interiore.

 L’album precedente aveva in copertina un Cimini stilizzato. In Pereira anche la grafica cambia. A che punto  ti senti del tuo percorso di maturità professionale e personale?

Con l’album precedente ho voluto tirare fuori la testa dal sacco: sia nel mondo della musica, che nel periodo storico  che stavamo vivendo. Invece Pereira è un album diverso, non ha niente a che vedere con L’Importanza di Chiamarsi Michele;  è un nuovo approccio alla musica, alla scrittura; probabilmente sono stato più superficiale, meno pesante, più leggero.

C’è dunque meno “neorealismo”

Si, c’è meno neorealismo cinico, a favore di più disillusione, disincanto. Pereira è una raccolta di storie vere, che sfronda i vezzi e punta al cuore. E’ la componente “personale”, il filo conduttore di tutto l’album. Il nuovo lavoro è sicuramente un concept più maturo, e io stesso mi sento “cresciuto” (lascio a voi il giudizio se in positivo o negativo), e così ho ritenuto opportuno parlare di me, sempre attraverso altre storie, ma mettendoci la faccia e anche i difetti (persino il mio profilo). La copertina questa volta, ha anche una spiegazione , non tanto didascalica, quanto contenutistica. Abbiamo deciso di utilizzare  diversi  colori, scansionando dei disegni che ho colorato io stesso con le tempere e farne una maschera con cui “coprire” il mio profilo. Allo stesso tempo, le diverse tonalità non sono una scelta casuale, ma fatta per ricreare il contrasto con cui è stato fatto l’album. E’ un disco pop, scritto da me che sono un cantautore, volendo cosi confrontare la classica figura del cantautore del passato, con quella di uno del 2015. Si associa alla prima quella della serietà, che sfocia anche nella pesantezza a volte, come erano i grandi maestri del cantautorato degli anni sessanta. Se guardiamo gli  stessi Fedez, Fabri Fibra, Jovanotti, lo sono a loro modo,  e quello che ho voluto fare in Pereira è stato ricostruire questa contrapposizione, tra ieri e oggi.

Non poteva non saltare agli occhi, il trailer di Pereira, il cui slogan è che ti metti a “nudo”,  dove appari  in boxer e calzini a righe. Ti senti più “figo”? Qualche anno fa ad esempio, l’avresti girato questo teaser?

Forse due anni fa non l’avrei fatto, e questo rientra anche nella spiegazione di Pereira; non sarei stato capace di mettermi a nudo, dato che ciò che ero, mi imponeva una sorta di finzione legata al messaggio che volevo dare. Ritornando al piccolo spot che abbiamo deciso di fare con Diana Scalfati, la ragazza che ha curato tutto il progetto grafico del disco, è stata quasi un’esigenza riprendere diverse parti di me, visto che ogni brano avrà la sua copertina; undici copertine per undici brani.

Quanto hanno prevalso dunque i ricordi e la tua vita reale nella stesura dei singoli brani?

In L’Importanza di Chiamarsi Michele, il protagonista era senz’altro il mio alter ego, portavoce di un messaggio che volevo dare io, o meglio di un’ esposizione che volevo dare di me. Prima volevo esser più in vista più per esprimere un parere politico sulla società, e non cimentarmi in un dibattito .  Ci tengo a precisare che parlo di società; non voglio parlare di politica in senso stretto. Volevo far capire il mio punto di vista, forse per una questione di coerenza col personaggio di cui narravo le gesta; un provocatore che la pensa in un determinato modo.  Pereira invece va più a fondo, più autobiografico, entra nei sentimenti,nelle ragioni del cuore.

Ci sono dunque più canzoni d’amore ?

Si. Ce n’è una che si chiama L’ Assassino, perché come in tutte le storie,  non si capisce mai a chi dei due è da attribuire la  fine; ce n è una struggente che si chiama Maria, in cui ho deciso di inventare la storia tra mio nonno e mia nonna, venuta a mancare nei primi anni novanta, e di cui mio nonno ancora  bacia la foto in diversi momenti della giornata. Un gesto molto forte che meritava di esser raccontato; già di per sé immaginare un rapporto ambientato nel dopoguerra  è difficile e cosi ho deciso di farne una canzone.

Spesso sono le cose semplici le gioie della vita. Quanto conta la semplicità e la spontaneità nelle tue canzoni? E voglio ricollegarmi anche ad un tuo post sul video di Pereira in cui ringrazi la gente del tuo paese che si è offerta di collaborare al video. Un video  apparentemente semplice

Mi piace che lo definisci “apparentemente semplice”. Questo disco è semplice, più di quanto non si pensi. Quando l’abbiamo arrangiato, l’abbiamo fatto nel nome della semplicità. I musicisti hanno voluto suonare cose semplici. E’ complesso farlo risultare tale. Anche il video stesso, della regia del grande Giacomo Triglia, direzione artistica di Mirco Onofrio (musicista della Brunori Sas) ha una struttura complessa . Io non ho fatto che sedermi in spiaggia, dinanzi a uno scoglio, mentre regista e collaboratori mi lanciavano di tutto e con registrazioni  in presa diretta . Ciò che lo fa perdere di semplicità, è in primis il fatto che  cantavo al contrario (Sono riuscito ad imparare a memoria il testo al contrario: “…e le canzoni fanno la rivoluzione” diventa “enoizulovir al onnàf inoznac el e…”) . E con le riprese au revers, ogni cosa che mi tiravano addosso, in  realtà tornava al mittente; sono partito da sporco e ne sono uscito pulito da quel video. Trenta minuti di riprese con la collaborazione di personaggi che si sono offerti gratuitamente: dal fioraio, all’amico che mi presta il generatore di corrente.

Tra un po’ parte anche il tour..

Si, finalmente inizio a girare in lungo e largo per l’Italia con un tour promozionale che durerà tantissimo, in nome dell’originalità del nuovo album e delle venti persone che mi stanno aiutando; dal team di MK Records a MK Live. Mi esibirò nei caffè letterari, piccoli locali, in versione chitarra e voce; farò delle liste di poche parole per ogni brano per cercare di spiegarle diversamente ; un tour  che mi terrà impegnato dal 28 maggio al 21 giugno.

Questo album diventa  dunque un tentativo sentimentale e poetico, e per questo non  privo di qualche sbavatura ingenua, di riportare lo sguardo in profondità, dribblando per una volta gli impegni sociali e abbracciando le tentazioni del tempo, della semplice natura di essere umano. Cimini mette alla prova la sua versatilità, esplorando diverse sonorità pur non allontanandosi troppo dai moduli stilistico-compositivi che lo contraddistinguono. 

 

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