Gli Spiral 69 si sono prepotentemente segnalati come una delle pochissime band con le carte in regola, non solo per la carriera in continua ascesa, ma per esser tra i pochi eredi  del gothic rock sospeso tra dark e romanticismo. Canzoni crepuscolari, su trame di rimarchevole forza evocativa, si alternano a sonorità  elettroacustiche mai invadenti, rendendo il loro ultimo album, un fascinoso e magnetico capolavoro di art-rock, ricco e solenne.

Il primo parere positivo, direttamente dalla reazione del pubblico alla serata di presentazione del disco, lo scorso 8 Gennaio allo Zoobar a Roma. La band dimostra subito l’efficacia del progetto con Halo, che traccia subito una linea netta di demarcazione coi pezzi precedenti (riproposti in scaletta, alternati ai nuovi) la cui forza suggestiva è amplificata dall’12511066_10208718090252331_1406125948_oallucinata epopea di narcosi e inquietudine.

Per chi colloca i più oscuri recessi dell’animo al centro della loro arte, un lavoro basato su ballate che raccontano di morte e amori finiti, era un gesto che tutti si attendevano, ma quello che il pubblico non si attendeva è un racconto che non soffoca la composizione, anzi  queste risultano rafforzate da arrangiamenti levigati da sonorità attente al dettaglio e alla dinamica. Sono a ogni buon conto le canzoni a impressionare, che si prendano i languori di No Mercy o la trascinante Liar. Estremi conciliati da Second Chance, risolta nel conclusivo vertice di teatrale emotività. Enigmatici,magnetici e notevolmente espressivi, soprattutto nei testi,  gli Spiral 69, si impongono come la band più emblematica e suggestiva del nostro panorama rock italiano

Foto-Alessandro Schiariti

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